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NATI PER LEGGERE e NATI PER LA
MUSICA l'opportunità di non disperdere
talenti 1.31
Editoriale |
"La musica ascoltata presto nella vita lascia una spessa
coltre di ricordi ed è sulla base di questa che si valuta e si
assorbe la musica incontrata più tardi. Ciascuno strato aggiunge
qualcosa alla ricchezza dell'esperienza musicale, contiene le
aspettative che governeranno i gusti per la musica futura e forse
cambiano ciò che si prova per la musica che già si conosce. Certi
schemi armonici si installano nella coscienza e creano un desiderio
di ripetizione, così da poter rivivere quel piacevole turbamento
dell'anima. È la stessa cosa con le parole e gli schemi verbali. Si
accumulano in strati e a mano a mano che gli strati si ispessiscono
governano tutto l'uso e l'apprezzamento del linguaggio che viene
dopo" (1). - Parole chiave / Key
words: Musica e sviluppo del bambino, Percezione del suono,
Educazione musicale dei bambini
Autori: Valentino Marletti Rita, Cascio
Paolo Studiosa di letteratura per l'Infanzia,
Torino Paolo Cascio, Musicologo
Per
corrispondenza: Rita Valentino Merletti: rita.valentino@fastwebnet.it | Autore: _
È ormai risaputo che il nascituro, già dopo il quinto mese di
vita intrauterina, può percepire suoni che provengono dall'interno e
dall'esterno del corpo della madre. Fin dai primissimi mesi di vita
il neonato reagisce, risponde, ricorda, addirittura riproduce schemi
sonori che ha incontrato con frequenza prima e dopo la nascita. È
superfluo infine ribadire quanto positivo risulti essere un
approccio precoce all'educazione al suono quale veicolo del
linguaggio musicale, capace di costruire e organizzare connessioni
neurali, facilitare l'espressione di idee ed emozioni, favorire la
socializzazione; e ricoprire un ruolo terapeutico nel trattamento di
particolari patologie oltre che svolgere una insostituibile funzione
estetica. La naturale predisposizione all'ascolto non basta tuttavia
per trarre dalla musica i benefici effetti che le sono riconosciuti:
anche nel caso dell'apprendimento musicale non si può e non si deve
confidare solo in un apprendimento spontaneo, né lo si può
considerare sufficiente. Tanto più oggi, quando gli stimoli sonori
provenienti dall'ambiente circostante sono così numerosi e invasivi
da divenire presenze inquinanti e nocive. Sempre più aumenta, negli
educatori, la consapevolezza che la crescita e il moltiplicarsi
delle capacità di cui siamo dotati alla nascita richiedano cura e
attenzione, buoni orientamenti e risorse adeguate. Nelle popolazioni
in cui la musica è parte integrante della vita quotidiana, i bambini
imparano a cantare così come imparano a parlare. È il caso, ad
esempio, degli Anang della Nigeria che educano alla musica i loro
figli già dalla prima settimana di vita. A cinque anni questi
bambini sanno cantare a memoria centinaia di canzoni, sanno suonare
diverse percussioni e creare piccole melodie. Non è questo il caso
dell'Italia, Paese nel quale l'educazione musicale dei bambini e dei
giovani non è considerata una priorità. Se poco lo è stata in
passato tanto meno lo è oggi, nonostante molte petizioni e molte
promesse. In Italia "normale" è che a sei-sette anni molti bambini
non abbiano ancora conseguito un coordinamento audio-vocale idoneo,
risultando così "stonati" a causa di
stimoli inadeguati, condizionamenti psicologici, ambienti familiari
poco ricettivi (2). Troppo spesso, ad esempio, in assenza di
adeguate valutazioni, centinaia di bambini vengono dichiarati "privi
di talento" mentre, in realtà, sarebbe opportuno chiedersi da dove
scaturisca questa presunta carenza. C'è mai stata volontà di far
veramente ascoltare musica? Quale funzione è stata attribuita alla
musica? Solo quella di costante "tappezzeria sonora" fornita dalla
televisione? Si è mai cantato dinanzi a lui e con lui? Si sono
recitate filastrocche o ninne nanne? Quale importanza è data a
questa educazione "informale" che tanto profitto manifesta
nell'educazione dei bambini nigeriani? (3). Ancora: quali modelli
assumere per una corretta impostazione di educazione musicale? Un
esempio ci viene fornito dai paesi nord-europei e in special modo
dalla Finlandia, paese che assegna la massima attenzione
all'educazione informale, intesa come una serie di stimoli,
interventi e incentivi provenienti dalla famiglia e dai soggetti
vicini al nucleo familiare: insegnare canzoni, filastrocche, giochi
di motricità legati a eventi sonori, proposte di imitazioni
ritmico-melodiche, ancora più semplicemente predisporre all'ascolto
mediante l'abitudine a raccontare o a leggere ad alta voce fiabe e
leggende popolari. Espedienti che trovano terreno fertile nelle
abitudini culturali finlandesi, improntate sulla trasmissione del
patrimonio etnico-folklorico, musicale in particolar modo, per una
continuità delle tradizioni e per la costruzione di una comunità
riconoscibile su comuni denominatori. Oltre all'educazione
informale, quella istituzionale è modellata per sostenere questi
princìpi. Nel campo musicale in particolare, in Finlandia, già nella
prima età, lo studio musicale comprende un "sapere" e un "saper
fare" orientati allo sviluppo della musicalità generale, per tutti,
senza porsi il problema se quell'allievo diventerà un musicista. È
ciò che da noi si chiama educazione musicale, presente
istituzionalmente solo nel ciclo delle scuole medie inferiori; in
Finlandia, invece, disciplina curriculare in tutti i gradi della
formazione, intesa come materia dai molteplici effetti positivi, tra
i quali lo sviluppo e l'articolazione dell'immaginazione, del
pensiero critico, creativo, e delle capacità comunicative e
relazionali. Nella formazione universitaria le cose non cambiano.
Condizionate anche da ragioni storiche, le università offrono
la formazione pratica e quella teorica, articolando piani di studio
integrati, in parallelo con i conservatori intesi come "università
di specializzazione" per la formazione tecnica. Grazie alla
globalizzazione veniamo solo ora a conoscenza dei risultati di una
impostazione di questo tipo. Numerosi sono i musicisti finlandesi
che arrivano a dirigere, giovanissimi, le nostre orchestre o a
suonare con loro: John Storgards, Leif Ove Andsnes, Kristjan Jarvi,
Mikko Franck e, ultimo arrivato, Pietari Inkinen (direttore
d'orchestra, classe 1980); nomi che, in Italia, hanno già riscosso
unanimi consensi. Non è superfluo sottolineare che l'ordinamento
scolastico finlandese (che prevede, sia detto per inciso, l'ingresso
a scuola all'età di sette anni) non si limita a produrre frutti solo
in campo musicale. La Finlandia primeggia nelle più svariate
classifiche: reddito pro capite, competitività, consumo culturale,
credibilità scientifica, ecc. ecc. E non sorprendono i risultati che
gli studenti adolescenti sono in grado di ottenere nei test
comparativi con studenti europei ed extraeuropei. I ragazzi
finlandesi, da anni, sbaragliano ogni concorrente sia nelle prove
linguistiche che in quelle logico-matematiche (4). C'è da credere
che l'educazione "informale" che permea i primi sette anni della
vita dei bambini finlandesi abbia qualcosa a che fare con questi
risultati. Dosi massicce di oralità, musica, gioco creativo: tre
potenti strumenti per coltivare tre fondamentali tipi di
intelligenza delle nove individuate, nei primi anni Ottanta,
dall'americano Howard Gardner (5) che ancor oggi permea
l'impostazione pedagogica dei paesi culturalmente più avanzati. È
interessante notare come proprio a metà degli anni Ottanta e sulla
scia dei molti studi contemporanei a quelli di Gardner prendevano
forma, negli Stati Uniti i progetti Reach Out And Read e Born To
Read. Sappiamo quanto sia cruciale l'intervento dei pediatri per
promuovere e sostenere presso le famiglie quel complesso di attività
che mirano a sviluppare precocemente il potenziale linguistico del
bambino e la sua "intelligenza linguistica". Altrettanto importante
sarebbe promuovere la precoce educazione musicale. Certo, il compito
è ancora più complesso perché manca, in Italia, in campo musicale,
una rete di sostegno che, nel caso del progetto "Nati per Leggere",
è costituita dalle biblioteche. Per l'educazione
musicale esistono però, in Italia, miriadi di iniziative, esempi di
attività che vedono coinvolte persone animate da profonda passione e
competenza. Si tratterebbe, in una fase iniziale, quanto meno di
censirle, di metterle in comunicazione tra loro, suggerendo un primo
nucleo di iniziativa comune che, proprio come nel caso del progetto
"Nati per Leggere", miri a raggiungere i genitori, con un'opera di
informazione e di appassionato coinvolgimento. Si chiede
troppo?
Bibliografia (1) MacNeil R
Wordstruck. Penguin Books, 1989 p. 23 (traduzione di Rita Valentino
Merletti). (2) Tafuri J. Doti musicali e problemi educativi. In: Il
sapere musicale. Torino, Einaudi, 2002. (3) Tafuri J, Baldi
G. Tracce di stile nelle improvvisazioni musicali di bambini di 10
anni. In: La ricerca per l'educazione musicale, "Quaderni della
SIEM" 2000;16:37-43. (4) Si vedano i dati resi disponibili dall'OEDC
(Organization for Economic Cooperation and Development, http://www.oecd.org/about/0,2337,en_2649_201185_1_1_1_1_1,00.html in relazione al programma
PISA (Programme for International Student
Assessment). (5) Tradotto in Italia con il titolo Formae
mentis. Saggio sulla pluralità dell'intelligenza. Feltrinelli,
Milano, 1987 (titolo originale Frames of Mind,
1983).
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