Quaderni acp - 2005; 12(1):1
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NATI PER LEGGERE e NATI PER LA MUSICA
l'opportunità di non disperdere talenti

1.31 Editoriale


"La musica ascoltata presto nella vita lascia una spessa coltre di ricordi ed è sulla base di questa che si valuta e si assorbe la musica incontrata più tardi. Ciascuno strato aggiunge qualcosa alla ricchezza dell'esperienza musicale, contiene le aspettative che governeranno i gusti per la musica futura e forse cambiano ciò che si prova per la musica che già si conosce. Certi schemi armonici si installano nella coscienza e creano un desiderio di ripetizione, così da poter rivivere quel piacevole turbamento dell'anima. È la stessa cosa con le parole e gli schemi verbali. Si accumulano in strati e a mano a mano che gli strati si ispessiscono governano tutto l'uso e l'apprezzamento del linguaggio che viene dopo" (1).
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Parole chiave / Key words:
Musica e sviluppo del bambino, Percezione del suono, Educazione musicale dei bambini

Autori:
Valentino Marletti Rita, Cascio Paolo
Studiosa di letteratura per l'Infanzia, Torino
Paolo Cascio, Musicologo

Per corrispondenza:
Rita Valentino Merletti: rita.valentino@fastwebnet.it
Autore:
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È ormai risaputo che il nascituro, già dopo il quinto mese di vita intrauterina, può percepire suoni che provengono dall'interno e dall'esterno del corpo della madre. Fin dai primissimi mesi di vita il neonato reagisce, risponde, ricorda, addirittura riproduce schemi sonori che ha incontrato con frequenza prima e dopo la nascita. È superfluo infine ribadire quanto positivo risulti essere un approccio precoce all'educazione al suono quale veicolo del linguaggio musicale, capace di costruire e organizzare connessioni neurali, facilitare l'espressione di idee ed emozioni, favorire la socializzazione; e ricoprire un ruolo terapeutico nel trattamento di particolari patologie oltre che svolgere una insostituibile funzione estetica. La naturale predisposizione all'ascolto non basta tuttavia per trarre dalla musica i benefici effetti che le sono riconosciuti: anche nel caso dell'apprendimento musicale non si può e non si deve confidare solo in un apprendimento spontaneo, né lo si può considerare sufficiente. Tanto più oggi, quando gli stimoli sonori provenienti dall'ambiente circostante sono così numerosi e invasivi da divenire presenze inquinanti e nocive. Sempre più aumenta, negli educatori, la consapevolezza che la crescita e il moltiplicarsi delle capacità di cui siamo dotati alla nascita richiedano cura e attenzione, buoni orientamenti e risorse adeguate. Nelle popolazioni in cui la musica è parte integrante della vita quotidiana, i bambini imparano a cantare così come imparano a parlare. È il caso, ad esempio, degli Anang della Nigeria che educano alla musica i loro figli già dalla prima settimana di vita. A cinque anni questi bambini sanno cantare a memoria centinaia di canzoni, sanno suonare diverse percussioni e creare piccole melodie. Non è questo il caso dell'Italia, Paese nel quale l'educazione musicale dei bambini e dei giovani non è considerata una priorità. Se poco lo è stata in passato tanto meno lo è oggi, nonostante molte petizioni e molte promesse. In Italia "normale" è che a sei-sette anni molti bambini non abbiano ancora conseguito un coordinamento audio-vocale idoneo, risultando così "stonati" a causa di stimoli inadeguati, condizionamenti psicologici, ambienti familiari poco ricettivi (2). Troppo spesso, ad esempio, in assenza di adeguate valutazioni, centinaia di bambini vengono dichiarati "privi di talento" mentre, in realtà, sarebbe opportuno chiedersi da dove scaturisca questa presunta carenza. C'è mai stata volontà di far veramente ascoltare musica? Quale funzione è stata attribuita alla musica? Solo quella di costante "tappezzeria sonora" fornita dalla televisione? Si è mai cantato dinanzi a lui e con lui? Si sono recitate filastrocche o ninne nanne? Quale importanza è data a questa educazione "informale" che tanto profitto manifesta nell'educazione dei bambini nigeriani? (3). Ancora: quali modelli assumere per una corretta impostazione di educazione musicale? Un esempio ci viene fornito dai paesi nord-europei e in special modo dalla Finlandia, paese che assegna la massima attenzione all'educazione informale, intesa come una serie di stimoli, interventi e incentivi provenienti dalla famiglia e dai soggetti vicini al nucleo familiare: insegnare canzoni, filastrocche, giochi di motricità legati a eventi sonori, proposte di imitazioni ritmico-melodiche, ancora più semplicemente predisporre all'ascolto mediante l'abitudine a raccontare o a leggere ad alta voce fiabe e leggende popolari. Espedienti che trovano terreno fertile nelle abitudini culturali finlandesi, improntate sulla trasmissione del patrimonio etnico-folklorico, musicale in particolar modo, per una continuità delle tradizioni e per la costruzione di una comunità riconoscibile su comuni denominatori. Oltre all'educazione informale, quella istituzionale è modellata per sostenere questi princìpi. Nel campo musicale in particolare, in Finlandia, già nella prima età, lo studio musicale comprende un "sapere" e un "saper fare" orientati allo sviluppo della musicalità generale, per tutti, senza porsi il problema se quell'allievo diventerà un musicista. È ciò che da noi si chiama educazione musicale, presente istituzionalmente solo nel ciclo delle scuole medie inferiori; in Finlandia, invece, disciplina curriculare in tutti i gradi della formazione, intesa come materia dai molteplici effetti positivi, tra i quali lo sviluppo e l'articolazione dell'immaginazione, del pensiero critico, creativo, e delle capacità comunicative e relazionali. Nella formazione universitaria le cose non cambiano.
Condizionate anche da ragioni storiche, le università offrono la formazione pratica e quella teorica, articolando piani di studio integrati, in parallelo con i conservatori intesi come "università di specializzazione" per la formazione tecnica. Grazie alla globalizzazione veniamo solo ora a conoscenza dei risultati di una impostazione di questo tipo. Numerosi sono i musicisti finlandesi che arrivano a dirigere, giovanissimi, le nostre orchestre o a suonare con loro: John Storgards, Leif Ove Andsnes, Kristjan Jarvi, Mikko Franck e, ultimo arrivato, Pietari Inkinen (direttore d'orchestra, classe 1980); nomi che, in Italia, hanno già riscosso unanimi consensi. Non è superfluo sottolineare che l'ordinamento scolastico finlandese (che prevede, sia detto per inciso, l'ingresso a scuola all'età di sette anni) non si limita a produrre frutti solo in campo musicale. La Finlandia primeggia nelle più svariate classifiche: reddito pro capite, competitività, consumo culturale, credibilità scientifica, ecc. ecc. E non sorprendono i risultati che gli studenti adolescenti sono in grado di ottenere nei test comparativi con studenti europei ed extraeuropei. I ragazzi finlandesi, da anni, sbaragliano ogni concorrente sia nelle prove linguistiche che in quelle logico-matematiche (4). C'è da credere che l'educazione "informale" che permea i primi sette anni della vita dei bambini finlandesi abbia qualcosa a che fare con questi risultati. Dosi massicce di oralità, musica, gioco creativo: tre potenti strumenti per coltivare tre fondamentali tipi di intelligenza delle nove individuate, nei primi anni Ottanta, dall'americano Howard Gardner (5) che ancor oggi permea l'impostazione pedagogica dei paesi culturalmente più avanzati. È interessante notare come proprio a metà degli anni Ottanta e sulla scia dei molti studi contemporanei a quelli di Gardner prendevano forma, negli Stati Uniti i progetti Reach Out And Read e Born To Read.
Sappiamo quanto sia cruciale l'intervento dei pediatri per promuovere e sostenere presso le famiglie quel complesso di attività che mirano a sviluppare precocemente il potenziale linguistico del bambino e la sua "intelligenza linguistica". Altrettanto importante sarebbe promuovere la precoce educazione musicale. Certo, il compito è ancora più complesso perché manca, in Italia, in campo musicale, una rete di sostegno che, nel caso del progetto "Nati per Leggere", è costituita dalle biblioteche.
Per l'educazione musicale esistono però, in Italia, miriadi di iniziative, esempi di attività che vedono coinvolte persone animate da profonda passione e competenza. Si tratterebbe, in una fase iniziale, quanto meno di censirle, di metterle in comunicazione tra loro, suggerendo un primo nucleo di iniziativa comune che, proprio come nel caso del progetto "Nati per Leggere", miri a raggiungere i genitori, con un'opera di informazione e di appassionato coinvolgimento. Si chiede troppo?


Bibliografia
(1) MacNeil R Wordstruck. Penguin Books, 1989 p. 23 (traduzione di Rita Valentino Merletti).
(2) Tafuri J. Doti musicali e problemi educativi. In: Il sapere musicale. Torino, Einaudi, 2002.
(3) Tafuri J, Baldi G. Tracce di stile nelle improvvisazioni musicali di bambini di 10 anni. In: La ricerca per l'educazione musicale, "Quaderni della SIEM" 2000;16:37-43.
(4) Si vedano i dati resi disponibili dall'OEDC (Organization for Economic Cooperation and Development, http://www.oecd.org/about/0,2337,en_2649_201185_1_1_1_1_1,00.html in relazione al programma PISA (Programme for International Student Assessment).
(5) Tradotto in Italia con il titolo Formae mentis. Saggio sulla pluralità dell'intelligenza. Feltrinelli, Milano, 1987 (titolo originale Frames of Mind, 1983).

 
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