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Fin da piccoli: aggiornamenti sulla letteratura in tema di interventi nei primi anni di vita
Fin da Piccoli anno 6 n. 3
Centro per la Salute del Bambino ONLUS

SOMMARIO

read morePRESENTAZIONE

read moreEDITORIALE - “Bonus malus” ovvero luci ed ombre del patto di stabilità

read moreINTERVENTI PRECOCI E SVILUPPO DEL BAMBINO

read moreAmbito famigliare - Interventi preventivi centrati sulle famiglie

read moreAmbito pediatrico - Interventi preventivi centrati sulla famiglia

read moreEFFETTO DI INTERVENTI PRECOCI SU SALUTE MENTALE, DELINQUENZA E BENESSERE A 25 ANNI DI ETA'

read moreMIGLIORAMENTO DELLA CAPACITA' DEGLI EDUCATORI E DEL SENSO DI COMPETENZA DELLE MADRI ATTRAVERSO L'UTILIZZO DELLA LETTURA

read moreRESOCONTO DEL CONVEGNO "HOME VISITING" SETTEMBRE 2014

read moreTECNOLOGIE DIGITALI E BAMBINI: INDICAZIONI PER UN UTILIZZO CONSAPEVOLE

read moreBABY NEWSLETTER

read more5 per mille giorni

read moreSegnalazioni e notizie

PRESENTAZIONE

FIN DA PICCOLI si propone di diffondere conoscenze sull'importanza e l'efficacia di interventi effettuati nei primi anni di vita e finalizzati alla salute e dallo sviluppo dei bambini.

Poiché quanto accade all'inizio della vita ha influenze molto significative sulla qualità della vita dell'adulto, tutto questo ha rilevanza anche per il futuro delle nuove generazioni.

FIN DA PICCOLI si propone di contribuire a questo fine attraverso la diffusione di studi e ricerche riportati dalla letteratura internazionale. FIN DA PICCOLI è diretto primariamente a operatori che a vario titolo si occupano di infanzia, ma anche a genitori e ad amministratori.

A questo numero hanno collaborato: Valeria Balbinot, Costantino Panza, Alessandra Sila, Giorgio Tamburlini

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EDITORIALE - “Bonus malus” ovvero luci ed ombre del patto di stabilità

Save the Children ha pubblicato “Gli orizzonti del possibile. Atlante dell’infanzia (a rischio)”. Si tratta di una fotografia della condizione dell’infanzia (intesa come popolazione al di sotto dei 18 anni) tesa a evidenziare in particolare due aspetti: quello relativo alle varie forme di povertà e di deprivazione (dalle opportunità educative al gioco ecc.) e quello relativo ad iniziative e programmi volti a prevenire i rischi e contrastare gli effetti di condizioni di svantaggio. E’ una documentazione ricca, in parte nuova soprattutto per quanto riguarda alcune dimensioni dello svantaggio, quali quelle di carattere socio-educativo, fino ad oggi poco descritte.  Ne raccomandiamo quindi la lettura e l’utilizzo.

Nel frattempo, il Governo ha prima annunciato e poi effettivamente previsto nella legge di stabilità un “bonus” da attribuire ai nuovi nati. Inizialmente previsto come misura universale e poi limitato alle famiglie di basso reddito.Misure come queste sono abbastanza diffuse nel mondo e rispondono abitualmente ad esigenze diverse. Più spesso a integrare il reddito di famiglie povere.  A volte, a incentivare l’utilizzo di servizi sanitari ed educativi. In quest’ultimo caso, si parla di “conditional cash transfers” in quanto il supporto al reddito è condizionato, ad esempio, alla effettuazione delle vaccinazioni o alla frequenza di servizi educativi per la prima infanzia. Questi approcci si sono dimostrati efficaci in molti paesi. Nel caso italiano, si suppone che alla prima motivazione si aggiunga quella di incentivare le nascite che stanno rapidamente diminuendo con conseguenze economiche e sociali di cui pochi, economisti compresi, paiono rendersi conto. C’è da dubitare che la cifra messa a disposizione possa invertire, foss’anche ridurre il trend che è dovuto a ragioni culturali (ridotte aspettative sul futuro) e di dinamica migratoria (inversione del flusso migratorio che aveva fortemente contribuito a sostenere la fertilità fino a pochi anni fa) prima ancora che a ragioni economiche. Di fatto, lo stato socio-economico è abitualmente inversamente proporzionale alla fertilità.

Probabilmente, l’unica misura effettivamente efficace sarebbe quella di concedere voucher per la frequenza di strutture quali i nidi. In questo modo, che nella sostanza riprende il concetto dei “conditional cash transfers” si otterrebbe un effetto di incentivazione alle nascite unito ad un effetto di incentivazione di buone pratiche quali la frequenza al nido, sostenendo nel frattempo la domanda e quindi verosimilmente anche l’offerta di strutture per l’infanzia, la cui sostenibilità è stata messa in crisi negli ultimi anni sia dalla riduzione dei fondi statali, sia dalla diminuita capacità di molte famiglie di affrontare il pagamento delle rette. E’ vero, il Governo ha anche previsto uno stanziamento di 100 milioni a favore dei nidi e questo è bene.  Come fortemente ribadito dal VII rapporto sulla attuazione della Convenzione dei diritti per l’infanzia, quello che è necessario è un piano complessivo per l’infanzia che integri queste ed altre misure in una visione di medio periodo e con risorse sufficienti ad incidere in modo efficace sulla realtà.
 

INTERVENTI PRECOCI E SVILUPPO DEL BAMBINO

Interventi preventivi centrati sulla famiglia per la promozione della salute cognitiva, relazionale ed emotiva del bambino

Margie Patlak. Strategies for scaling effective family focused preventive interventions to promote childrens cognitive affective and behavioral health. Forum on promoting children's cognitive, affective, and behavioral health; Board on Children, Youth and Families; Institute of Medicine; Division on Behavioral and Social Sciences and Education; National Research Council.

Questa pubblicazione di poco più di 100 pagine, scaricabile gratuitamente dal sito della National Academies Press (http://www.nap.edu/), casa editrice delle pubblicazioni di tutte le Accademie Nazionali delle Scienze Americane, raccoglie i risultati di un workshop dove sono stati analizzati e discussi criticamente diversi interventi di sostegno allo sviluppo del bambino con lo scopo di fornire indicazioni per ulteriori sviluppi di tali programmi indicati di seguito.

Nurse-Family Partnership

The Incredible Years®

Triple P-Positive Parenting Program and Triple P Online

Keeping Foster and Kin Parents Trained and Supported (KEEP)

Programmi attuati in area pediatrica

Healthy Steps

Advanced Parenting Education in Pediatric Settings (APEP)

Programmi attuati in area scolastica o in famiglia

Familias Unidas and Familias Unidas Online

Family Check-Up

Altri programmi

Autism Navigator (online program)

Autism Navigator

Parent Management Training Oregon Model

Ambito famigliare - Interventi preventivi centrati sulle famiglie

Nurse-Family Partnership

Nurse-Family Partnership (NFP): un importante programma diffuso in molti Stati americani, che ha coinvolto migliaia di famiglie attraverso visite a domicilio di infermiere addestrate oppure attraverso l'utilizzo di personale paraprofessionale, con esiti differenti a seconda del personale impiegato [Olds DL et al. Effects of home visits by paraprofessionals and by nurses on children. JAMA Pediatr 2014]. Il programma ha preso avvio alla fine degli anni '70, rivolto famiglie in condizioni economiche svantaggiate, alle madri adolescenti, alle donne durante la prima gravidanza con scarse risorse psicologiche;  l'ingresso nel programma avviene prima della 28° settimana di gestazione, il completamento dell'intervento avviene al compimento dei due anni del bambino.  Gli obiettivi del NFP sono il miglioramento di: esiti della gravidanza, salute e sviluppo del bambino, il senso di autoefficacia delle madri, la capacità di assumere buone decisioni per la propria crescita e per quella del bambino. I programmi sono articolati a seconda del contesto territoriale e dell'impegno delle strutture sanitarie pubbliche. Le attività svolte coinvolgono servizi infermieristici, incontri  con le famiglie e percorsi di Home Visiting. La valutazione dei risultati ha evidenziato un miglioramento nella salute prenatale (ad esempio attraverso la riduzione all'esposizione del fumo di sigaretta), riduzione delle lesioni accidentali nei bambini, miglioramento nello sviluppo del linguaggio, riduzione di disturbi del comportamento, minore prevalenza di depressione infantile, aumento dell'intervallo tra due gravidanze, aumento dell'occupazione lavorativa materna, riduzione di disturbi del comportamento materno legato all'uso di sostanze. L'analisi costo/beneficio indica un ritorno di investimento per ogni famiglia ad alto rischio di  $34.148 dollari (in valuta del 2003), con un ritorno di 5.70 dollari per ogni dollaro investito nel programma.

The Incredible Years

The Incredible Years® (IY) è un gruppo di programmi progettati per sostenere la competenza sociale e lo sviluppo emotivo, prevenendo o riducendo problemi emotivi o di comportamento nei bambini da 0 a 12 aa. IY propone sette diversi programmi per genitori, due programmi per bambini con l'obiettivo di migliorare le abilità sociali e l'autoregolazione e il comportamento in comunità ed infine un programma per la formazione degli insegnanti su come promuovere lo sviluppo sociale ed emotivo nei bambini. Gli obiettivi a breve sono il miglioramento della relazione tra genitore e figlio e della rete di supporto sociale (altri genitori, insegnanti, comunità) e lo sviluppo di uno stile genitoriale positivo. Gli obiettivi a lungo termine sono la diminuzione di: comportamenti criminali, dipendenza da sostanze stupefacenti o alcol, abbandono scolastico. I diversi programmi di IY possono essere utilizzati singolarmente o in combinazione, con una efficacia proporzionale alla quantità di attività svolta e al numero di programmi a cui si è partecipato. Incredibile Years è stato utilizzato in comunità scolastiche, Scuole d'Infanzia, Asili Nido, Centri di salute mentale, carceri, ambulatori medici e sono diffusi ormai in quasi tutti gli USA e in molti paesi del nord Europa, Portogallo, Russia e Australia. Diversi studi randomizzati controllati svolti in USA e in Europa hanno rilevato un miglioramento dello stile genitoriale, un aumento delle capacità emotive e sociali nei bambini e un miglioramento delle funzioni esecutive e della preparazione scolastica.

Triple P-Positive Parenting Program (Triple P)

Un programma sviluppato in Australia che offre ai genitori semplici e pratiche strategie per aiutare a gestire i problemi di comportamento, prevenire i problemi di sviluppo, e costruire delle valide relazioni familiari.

Triple P ha diverse modalità di intervento, iniziando da una strategia di comunicazione universale attraverso i media o attraverso i consigli anticipatori fino ad arrivare a incontri di gruppo o specifici interventi su particolari famiglie svolti in un ambiente scolastico, in ambulatorio o in altri centri sociali.  Triple P presenta diverse similitudini con The Incredibile Years, offrendo una strategia di supporto familiare e di sostegno alla funzione genitoriale. I diversi tipi di intervento hanno lo scopo di prevenire i problemi comportamentali, di sviluppo, di capacità emotiva nei bambini promovendo a) la valorizzazione delle competenze, le conoscenze, la fiducia e le capacità dei genitori, b) un ambiente non violento, sicuro, coinvolgente e con un buon accadimento per il bambino e, infine, c) le competenze linguistiche e cognitive del bambino. Triple P può essere effettuato sia in abito scolastico che in ambito sanitario fino ai centri di giustizia per i minori e si basa sulle risorse esistenti per realizzare i programmi di prevenzione. L'efficacia del programma è legata anche al fatto che si utilizzano interventi intensi (e quindi più costosi) solo quando la situazione familiare lo richiede, iniziando sempre con il primo livello di comunicazione e media per modificare l'impegno aggiungendo moduli aggiuntivi del programma quando necessario. In questo modo si riduce il rischio che ci sia una stigmatizzazione della famiglia in quanto l'intervento di primo livello è diffuso a tutta la popolazione. Inoltre, è stato osservato che uno stesso intervento ha avuto efficacia anche in presenza di diversi problemi, dal maltrattamento a un cattivo comportamento.  L'efficacia di Triple P è confermata da numerosi Studi randomizzati controllati e da metanalisi che ne hanno misurato l'efficacia in diversi setting in 26 nazioni. E' stato calcolato un ritorno medio di investimento pari a 9 dollari per ogni dollaro investito.

Keeping Foster and Kin Parents Supported and Trained (KEEP)

E' un programma di sostegno, formazione e valorizzazione delle abilità per i genitori biologici o adottivi. Molti bambini adottivi possono avere problemi di salute mentale o di comportamento con esiti negativi a lungo termine. Lo scopo di questo programma è di rafforzare le competenze dei genitori adottivi e di ridurre possibili problemi emotivi o di comportamento nel bambino favorendo il percorso di affidamento e adozione. Il programma si svolge attraverso incontri con piccoli gruppi di genitori guidati da personale addestrato. KEEP è un programma evidence based, avendo dimostrato l’aumento di possibilità di successo di un percorso di affidamento.

Ambito pediatrico - Interventi preventivi centrati sulla famiglia

Healthy Steps, un programma avviato nel 1995 con l’obiettivo di promuovere il benessere emotivo di lattanti e bambini e per la prevenzione di problemi di salute mentale. Il programma si avvale di un consulente specialista, con laurea infermieristica, che aiuta il team pediatrico nell’ambulatorio delle cure primarie e coordina le cure del bambino, affianca la famiglia nell’assistenza domiciliare e nel sostenere i momenti dello sviluppo del bambino. Le principali prestazioni dell’infermiera in questo programma sono:
-    screening dello sviluppo del bambino e la raccolta di informazioni sulla crescita del bambino per telefono o altra modalità,
-    screening per fattori di rischio familiare, compresa la violenza domestica, l’abuso di sostanze stupefacenti, la depressione materna, l’abitudine al fumo, i livelli di protezione della casa contro il rischio di incidenti domestici,
-    collegamento alle diverse risorse e servizi attivi nella comunità,
-    offrire materiale scritto riguardo agli aspetti di prevenzione,
-    offrire programmi di sostegno alla funzione genitoriale e programmi educativi,
-    sostenere l’alfabetizzazione attraverso Reach Out and Read.

Advanced Parenting Education in Pediatrics (APEP Project), un programma di formazione per genitori attivo in 11 clinics di cure primarie e attualmente inserito nel registro dei trial governativi [ClinicalTrials.gov]. Il progetto è rivolto alla prevenzione di disturbi di comportamento come il disturbo oppositivo provocatorio e il disturbo da deficit di attenzione e iperattività. Attraverso specifici screening durante le visite di controllo dei 2-3 anni vengono riconosciuti i bambini a rischio. I genitori vengono invitati a partecipare a incontri di due ore settimanali tenuti da infermiere, pediatri e operatori sociali addestrati per 10 sedute complessive. Le sessioni formative sono basate sui contenuti di The Incredible Years®

Dalle riflessioni degli autori del Workshop segnaliamo il fatto che utilizzare l’ambiente pediatrico delle Cure Primarie come base per questi programmi ha il grande vantaggio di operare in un ambiente universale: tutte le famiglie accedono a questo servizio. Il fatto di accedere al medico di fiducia, inoltre, riduce la possibilità di vivere una esperienza di stigmatizzatone, fatto che potrebbe allontanare diverse famiglie. Il pediatra offre contatti frequenti e regolari con le famiglie in un contesto amichevole e di fiducia, presenta attenzione agli aspetti preventivi, offrendo infine una facilitazione all’accesso alle cure. Di contro, potrebbe essere una seria limitazione all’effettuazione di questi interventi l’impegno di tempo, anche se il problema principale sembra essere la formazione del professionista sui temi dello sviluppo e del comportamento del bambino. In realtà, una buona formazione professionale e una diversa organizzazione dell’ambulatorio potrebbero facilitare l’esecuzione di questi interventi offrendo una riduzione non solo nei costi delle cure per le famiglie ma anche di impegno di tempo da parte del pediatra.

EFFETTO DI INTERVENTI PRECOCI SU SALUTE MENTALE, DELINQUENZA E BENESSERE A 25 ANNI DI ETA'

Conduct Problems Prevention Research Group. Impact of Early Intervention on Psychopathology, Crime, and Well-Being at Age 25 American Journal of Psychiatry 2014 Sep 15. doi: 10.1176/appi.ajp.2014.13060786.

Background Interventi effettuati in età precoce sono in grado di modificare in positivo gli esiti dello sviluppo, migliorando le competenze sociali, emotive, cognitive, riducendo le diseguaglianze nell’età adulta, favorendo l’inserimento lavorativo e lo stato di salute.
Scopi Valutare l'efficacia di un intervento precoce per prevenire la psicopatologia nell’adulto in bambini con disturbi del comportamento.
Metodi I bambini sono stati selezionati dal 1991 al 1993 in quattro distretti degli Stati Uniti, in quartieri con elevato degrado socio-economico. Sono stati selezionati 976 bambini tramite la Child Behavior Checklist per problemi di condotta a scuola o disturbi esternalizzanti. 891 famiglie (91%) hanno accettato di partecipare a uno studio randomizzato controllato e sono state assegnate a un gruppo di intervento, il Fast Track Prevention Program o a un gruppo di controllo. Il Fast Track Prevention Program è un intervento di 10 anni di durata che impegna genitori e bambino in attività di gruppo, di tutoraggio individuale e home visiting allo scopo di migliorare le abilità di lettura, le competenze sociali ed emotive del bambino e la funzione genitoriale. L’età media del bambino all’arruolamento nello studio era di 6 anni e mezzo.Nel gruppo di intervento la partecipazione alle attività è stata del 90% nei genitori e 98% nei bambini nei primi cinque anni, e di almeno l’80% negli ultimi anni. All’età di 25 anni sono stati intervistati 702 partecipanti (81% degli arruolati: 78.9% gruppo di controllo, 78.7%gruppo di intervento) e 544 conoscenti per verificare la validità delle risposte date dai partecipanti. 

Risultati L’analisi ha evidenziato che il 69% dei partecipanti del gruppo di controllo e il 59% del gruppo di intervento (59%) a 25 anni ha un problema psicopatologico, o francamente psichiatrico o una personalità antisociale o fa uso di sostanze stupefacenti (OR 0.59, IC 0.43-0.81: NNT: 8).
I punteggi delle interviste autocompilate confrontate con quelle dei conoscenti non rilevano differenze statisticamente significative. La partecipazione al gruppo di intervento ha ridotto le condanne per crimini per utilizzo di droghe (35%) o per violenza (31%).
Conclusione Il Fast Track Prevention Program è un intervento parzialmente efficace nella prevenzione della psicopatologia nell’adulto in bambini con precoce comparsa di  disturbi del comportamento.
Commento Siamo di fronte a uno studio randomizzato controllato di grande impegno (www.fasttrackproject.org). Quasi venti anni di follow up per un intervento durato dieci anni, dall’inizio della scuola elementare fino ai primi anni delle scuole superiori. Numerosi i test eseguiti alla fine del follow up [Box 1].

Box 1 - test eseguiti alla fine dei follow up

Adult Self-Report

Adult Behavior Checklist–Friend

Tobacco, Alcohol, and Drugs survey

Short-Form Health Survey

Overview of Sexual Experiences 

General Violence Questionnaire

Being a Parent Scale

Conflict Tactics Scales 

 (132-item)

(132-item)

(57-item)

(36-item)

(37-item)

(47-item)

(24-item)

(24-item)

 

I ricercatori hanno valutato nell’adulto esiti su: psicopatologia internalizzata o esternalizzata, uso di sostanze stupefacenti, condanne per reati penali, comportamento sessuale a rischio, violenza verso il partner e la prole, istruzione e attività lavorativa, benessere generale.

Il costo dell’intervento è stato calcolato in 58.000 dollari per ogni bambino per i 10 anni complessivi, e considerando la necessità di trattare 8 bambini per avere efficacia su un bambino (NNT), il costo sale pertanto a 644.444 dollari per ogni adulto senza psicopatologia. Gli autori segnalano di non conoscere la spesa sociale per una persona con malattia psichiatrica ma segnalano che la comunità spende 5.3 milioni di dollari per ogni singolo caso di criminalità cronica. Un intervento solo in apparenza costoso, quindi, considerando ben superiori la spesa sanitaria per malattia cronica, per l’inabilità al lavoro, e le conseguenti spese di welfare, la riduzione della capacità contributiva, i costi dell’apparato giudiziario, di detenzione e cosi via. Il meccanismo ipotizzato, e verificato da alcuni dei test, è quello del miglioramento delle competenze genitoriali. I ricercatori segnalano che non esistono studi che valutino sull’adulto programmi di intervento su bambini di 5 anni con problemi di comportamento. FdP ha in passato descritto interventi su popolazioni a rischio i loro benefici anche in termini economici [Box 2]. Questi interventi non erano stati rivolti su bambini già affetti da un disturbo psicologico.

 

Box 2
Epoca

Programma

Costo per partecipante (in dollari)

Rapporto tra guadagno e spesa* in dollari del 2004

 1960

The High/Scope Perry Preschool  

19.570

9,1:1

1960-70

Chicago Child-Parent Centers

7.800

7,7:1

1970

Abecedarian program

75.000

2,5:1

(*) Calcolato alla fine del follow up come spesa sanitaria, sociale, contributiva

 WS Barnett & LN Masse 2007;  JJ Heckman & DV Masterov 2007)

 

 

Per chi è il messaggio: per operatori sanitari, educatori e per chiunque si occupi di infanzia e di politiche sociali. Se è vero che lo studio dimostra una certa efficacia dell’intervento, è anche vero che dimostra che a 5 anni una buona parte dei giochi siano fatti e sia più costoso e più difficile rammendare ciò che per vari motivi è stato strappato in precedenza. Inoltre, lo studio ripropone i termini di una discussione esistente da anni tra i fautori di un approccio di prevenzione universalistico, con modulazione successiva a seconda del bisogno (vedi anche più avanti, il resoconto del convegno sulle visite domiciliari), ed uno molto selettivo come quello descritto. Se è vero che entrambi gli approcci sono necessari, queste newsletter sostiene da sempre un approccio molto precoce, molto basato sul sostegno alle famiglie, e universalistico perché è molto difficile selezionare il rischio psicosociale a priori.

MIGLIORAMENTO DELLA CAPACITA' DEGLI EDUCATORI E DEL SENSO DI COMPETENZA DELLE MADRI ATTRAVERSO L'UTILIZZO DELLA LETTURA

Trelani F. Milburn, L. Girolametto, E. Weitzman, J. Greenberg. Enhancing preschool educators' ability to facilitate conversations during shared book reading, Journal of Early Childhood Literacy 2014: Vol. 14(1) 105-140

Miglioramento della capacità degli educatori di usare la lettura dialogica con i bambini in età prescolare

Background e metodi

Lo studio parte dall’evidenza sull’importanza dello sviluppo del linguaggio durante gli anni prescolari e sull’importanza della lettura dialogica ai fini di sviluppare le capacità linguistiche dei bambini.
Due strategie che gli educatori possono usare per promuovere una conversazione durante la lettura condivisa sono le domande e le risposte contingenti. Le domande invitano i bambini ad assumere un ruolo attivo nella conversazione e possono essere sia aperte (cosa pensi che succederà adesso?) oppure chiuse (ad esempio “cosa è questo?”). Le risposte contingenti sono rappresentate dai commenti, dalle imitazioni e riconoscimenti di quanto il bambino ha fatto, dalle espansioni sul testo come ad esempio i collegamenti tra il testo stesso e l’esperienza del bambino.
Questo studio, effettuato a Toronto, si è proposto di valutare quanto una formazione professionale specifica può risultare in un aumento delle capacità degli educatori di ingaggiare il bambino in una lettura dialogica. Il disegno dello studio prevedeva che un piccolo gruppo di educatori (10) fossero formati in un programma di 18 ore suddiviso in quattro laboratori e tre visite di supervisione tra un laboratorio e l’altro. La valutazione è stata effettuata attraverso dei video prima e dopo la formazione che misuravano sia il numero di domande poste ai bambini durante la lettura, sia quello di risposte contingenti rispetto a quanto fatto da un gruppo di altrettanti educatori che non aveva ricevuto la formazione. L’allocazione dei due gruppi è stata randomizzata. Le classi di bambini erano di 12-15 elementi e circa metà dei bambini era di origine straniera. Il workshop formativo ha incluso strategie per incoraggiare gli educatori a mantenere un argomento di conversazione con il bambino più a lungo,  a identificare all’interno della storia parole particolarmente significative, spiegarle, correlarle alla narrazione oppure alle esperienze reali del bambino, ecc., ad aumentare la competenza fonologica dei bambini attraverso specifico riferimento a lettere e suoni, a prolungare la conversazione anche al di là della storia per esempio per far riferimento alle esperienze del bambino o a fare predizioni sulle possibili evoluzioni successive della storia.


Risultati e conclusioni

I risultati, analizzati ed elaborati in cieco rispetto all’attribuzione al gruppo sperimentale o al gruppo di controllo, hanno dimostrato che gli educatori del gruppo sperimentale usavano un maggior numero di domande aperte, di risposte e di parole rispetto al gruppo di controllo e che il tempo di conversazione era più lungo dimostrando che questo tipo di formazione può migliorare la capacità degli educatori di utilizzare la conversazione durante la lettura condivisa.

Per chi è il messaggio

Fondamentalmente per gli educatori e per chi si occupa di formazione degli educatori. La lettura condivisa, in particolare in questa fascia di età, che da noi corrisponde all’età della scuola dell’infanzia, è efficace ma certamente può essere utilizzata al meglio se gli educatori hanno ricevuto una formazione specifica. Ci si attende anche che questa formazione possa dare agli educatori maggiori strumenti per consigliare i genitori su come gestire loro stessi la lettura condivisa con i bambini. Anche se quest’ultimo compito richiede anche abilità comunicative di counselling e non solo una buona conoscenza delle tecniche di lettura condivisa.


A. S. Albarran, S. M. Reich Using baby books to increase new mother’s self-efficacy and improve toddler language development. Infant and Child Development 2014: 23;374-387

Utilizzo di libri per bambini per aumentare il senso di competenza delle madri e sviluppare il linguaggio

Background e metodi

L’utilizzo dei libri per bambini della fascia 0-12 mesi (baby books) per migliorare il senso di competenza delle madri e lo sviluppo del linguaggio del bambino.
Il senso che le madri hanno della loro capacità di essere buone madri influenza le loro competenze genitoriali quindi interventi che riescono a migliorare questa che Bandura ha definito come self-efficacy nelle madri sono di fatto interventi efficaci a sostenere la genitorialità. In questo studio basandosi su questa ipotesi di lavoro un gruppo del School of Education della University of California a Irvine ha valutato in che misura l’utilizzo di baby books da parte delle madri di bambini dalla nascita ai 12 mesi fosse in grado di migliorare la self-efficacy delle madri. 167 madri sono state reclutate al terzo trimestre di gravidanza e assegnate in modo random a tre diversi gruppi di intervento. Il primo riceveva sei baby books con le istruzioni sul come usarli in rapporto allo stato di sviluppo del bambino, all’età di 1 mese, 2, 4, 6, 9 e 12 mesi. Il secondo gruppo riceveva gli stessi libri ma invece che informazioni sullo sviluppo del bambino questi libri contenevano filastrocche correlate alle figure. Il terzo gruppo non riceveva alcun libro né alcuna istruzione. Il senso di self-efficacy è stato misurato, in modo ripetuto nel tempo, attraverso una scala di 10 item di cui 9 si riferiscono a comportamenti specifici (ad esempio l’alimentazione, il bagnetto ecc.) e 1 a una valutazione globale del senso di competenza materna. Le madri avevano a disposizione una scala da 0 (non mi sento affatto in grado di) a 3 (sì mi sento completamente in grado di). Infine lo sviluppo del linguaggio era misurato a 18 mesi usando un altro strumento standardizzato, il Preschool Language Scale che misura sia il linguaggio recettivo che quello espressivo che una competenza linguistica combinata. Naturalmente le valutazioni sono state fatte in cieco rispetto all’intervento.

Risultati e conclusioni

I risultati dimostrano innanzitutto che la self-efficacy materna si sviluppa in modo lineare e che il gruppo che non ha ricevuto alcun intervento ha avuto una evoluzione della self-efficacy meno positiva che nei primi due gruppi. Tra i primi due gruppi vi è stato un lievemente maggiore sviluppo della self-efficacy nel primo gruppo (libri + spiegazione educativa). I risultati inoltre dimostrano che la self-efficacy materna è correlata positivamente con lo sviluppo del linguaggio. Infine, i risultati dimostrano che lo sviluppo del linguaggio è maggiore sia nel primo gruppo di intervento che nel secondo per quanto riguarda il linguaggio espressivo; che in realtà il secondo gruppo, quello con le rime, aveva uno sviluppo del linguaggio anche maggiore del primo per quanto riguarda il linguaggio espressivo. Gli autori enfatizzano i risultati ottenuti in termini di self-efficacy soprattutto tenendo conto che lo studio è stato fatto in mamme che per la maggioranza erano di origine afroamericana single per l’80% e in maggioranza senza scolarità di livello universitario, popolazioni per le quali in precedenza gli studi avevano dimostrato livelli di self-efficacy bassa se comparata a quella di donne di condizioni socio-culturali più elevate. Gli autori sottolineano l’ovvia implicazione che l’uso di libri può migliorare la sensazione di self-efficacy delle madri e anche dello sviluppo del linguaggio mentre sembrano meravigliarsi del fatto che il gruppo senza le istruzioni e con le rime associate ai libri si sia comportato nel complesso altrettanto bene del gruppo con le istruzioni e senza le rime, anzi con vantaggio rispetto al linguaggio espressivo. Noi certo non ce ne meravigliamo visto che da tempo associamo la raccomandazione della lettura ai bambini sia con le “istruzioni per l’uso” sia con l’uso delle filastrocche.

Per chi è il messaggio

Per tutti coloro che da diverse professionalità e servizi sono impegnati a sostenere la genitorialità e lo sviluppo del bambino attraverso i programmi Nati per Leggere e Nati per la Musica. Un lavoro che ci conforta sottolineando tra l’altro l’effetto misurabile sulla self-efficacy materna. Un ulteriore informazione da utilizzare per sostenere l’efficacia dei nostri approcci.

RESOCONTO DEL CONVEGNO "HOME VISITING" SETTEMBRE 2014

Il convegno sulle Visite domiciliari che si è svolto a Verona il 27 settembre per iniziative dell’azienda sanitaria di Verona e del Centro per la Salute del Bambino con una larga partnership ha visto l’adesione di 470 operatori, ed è stato quindi un ottimo successo dal punto di vista della partecipazione.

Da rilevare anche la qualificatissima presenza di istituzioni quali il Ministero della Salute rappresentato da due direttori di struttura (Serena Battilomo del Materno infantile e Giselda Scalera della Prevenzione), Istituto Superiore di Sanità (Angela Spinelli), la Regione Veneto (Francesca Russo), l’Università di Padova (Carmela Russo) e di associazioni professionali (ACP, FIMP, Associazione Nazionale delle Assistenti Sanitarie Visitatrici). Il che ovviamente sottolinea da una parte l’interesse suscitato e dall’altra la rete di collaborazioni che possono essere attivate a partire da questo evento.

Al mattino sono state presentati i dati sulle disuguaglianze in salute in Italia e quindi la necessità di operare concretamente per affrontarle (Giuseppe Costa), l’esperienza di Genitori più e le evidenze disponibili sia sui gap ancora esistenti per molte buone pratiche, sia le differenze di penetrazione dei messaggi in realtà socio culturali diverse (Leonardo Speri). E’ stato poi presentato il razionale e poi le evidenze delle visite domiciliari con riferimento alla letteratura e alle linee guida internazionali in proposito e con alcune ipotesi di attuazione di un programma di visite domiciliari nella realtà italiana (Giorgio Tamburlini). Karen Whittaker e Svetlana Jankovic hanno descritto i programmi in atto nel Regno Unito e in Serbia, programmi che attualmente vengono ritenuti come modelli dal lavoro che l’Ufficio regionale per l’Europa dell’UNICEF sta facendo da due anni per promuovere e rilanciare il concetto e la necessita delle visite domiciliari per la salute di donne e bambini (Bettina Schwethelm).

Nel pomeriggio è stato dato spazio alle principali esperienze italiane di visite domiciliari sia quelle condotte dalle aziende (Padova) sia quelle condotte primariamente dai comuni (Forlì) e agli attuali curricula di formazione della figura dell’assistente sanitaria visitatrice.

E’ seguito un panel di discussione sulle possibili modalità di attuazione in Italia che a partire dalle proposte formulate al mattino si è concentrato sulle modalità di collaborazione tra i diversi settori (aziende e comuni in particolari) per sostenere un modello di visite domiciliari ispirato all’universalismo progressivo, con inizio in gravidanza e bene inserito nella realtà dei servizi sanitari, sociali e socio-educativi locali con particolare riguardo alla rete dei consultori e dei pediatri di libera scelta.

L’impegno preso da tutti è di proseguire questa discussione al fine di proporre un rilancio deciso di questo tipo di intervento, unito però ad una valutazione accurata sia di quanto si sta già facendo in alcune realtà sia di ogni nuovo programma in modo da essere in grado di documentare quali sono i modelli realizzabili con migliore profilo di costo – efficacia e con quali requisiti organizzativi.

Tutte le relazioni sono inoltre disponibili sul sito di Genitori più

Vi sono già ricadute pratiche del convegno: un progetto è attualmente allo studio del Ministero della Salute, e diverse aziende dal Piemonte al Friuli Venezia Giulia hanno messo in cantiere progetti di implementazione sperimentale di visite domiciliari.

G. Tamburlini "Visite domiciliari per mamme e bambini: razionale,evidenze, modelli e ipotesi di attuazione" Medico e Bambino, ottobre 2014

TECNOLOGIE DIGITALI E BAMBINI: INDICAZIONI PER UN UTILIZZO CONSAPEVOLE

Introduzione

Le tecnologie audiovisive e in particolare quelle digitali (DigitalDevices, DDs) pervadono sempre più la vita degli adulti e soprattutto dei bambini e dei ragazzi. I nativi digitali sviluppano con questi strumenti una relazione inedita, che investe tutti gli ambiti della loro vita, dal gioco alle relazioni sociali, fino al modo in cui si rapportano ai saperi. I DDs costituiscono fonti fondamentali di informazione, facilitano molto la comunicazione, possono contribuire a migliorare l’efficacia del sistema educativo, a sviluppare le reti sociali e promuovere la partecipazione civica. Tuttavia, quando non usati in modo corretto e consapevole, possono provocare danni alla salute psico-fisica e interferire con l’apprendimento e la vita di relazione.

Posto che molti degli effetti a lungo termine devono ancora essere studiati, le evidenze sui rischi derivanti dall’uso eccessivo e/o scorretto delle tecnologie audiovisive e digitali si sono nel frattempo consolidate. Se utilizzati in maniera scorretta, i DDs:

1. Fanno passare molto tempo in una quasi completa immobilità e in posizioni molto spesso scorrette, contribuendo a ridurre l’attività fisica. Le conseguenze di questo sono un aumentato rischio di sovrappeso e di patologie quali obesità, diabete di tipo secondo, patologia cardiovascolare e artropatie (American Academy of Pediatrics, 2011; Nunez- Smith et. al., 2008).

2. Contribuiscono ad aumentare l’esposizione ad onde elettromagnetiche, quest’ ultima fortemente indiziata di aumentare il rischio di tumori e di patologie riproduttive (Aydin et. Al 2011).

3. Rendono difficile la concentrazione per lo studio e possono ostacolare lo sviluppo di alcune importanti funzioni, quali la memoria, la creatività e la capacità critica (Gentzkow, 2006).

4. Possono provocare insonnia, comportamenti aggressivi, e disturbi dell'attenzione (Nunez- Smith et al., 2008).

5. Possono promuovere forme di socializzazione improprie, indurre a comportamenti a rischio, trascinare in situazioni pericolose per l’incolumità e portare a forme di vera e propria dipendenza (Nunez-Smith et al. 2008).

L’avvicinamento di bambini e ragazzi alle nuove tecnologie è inevitabile e non può né deve essere ostacolato. Piuttosto, deve essere guidato verso un uso consapevole, compito che spetta in primo luogo ai genitori e agli altri adulti di riferimento, in particolare gli insegnanti. Ai fini di impedire che i new media possano rappresentare una minaccia allo sviluppo sociale, cognitivo ed emotivo dei bambini è fondamentale agire a partire dai primi anni di vita, periodo durante il quale si formano e si consolidano abitudini, si definiscono architetture cerebrali e relative competenze che negli anni successivi é più difficile modificare. Intervenire sin dai primi anni di vita costituisce un importante strategia preventiva, che consente di cogliere tutte le opportunità offerte dai DDs minimizzandone i rischi per la salute fisica e mentale.

L'ambiente familiare rappresenta il luogo in cui avviene il primo contatto con i DDs (vedi tabella) ed è quindi di fondamentale importanza la partecipazione educativa dei genitori all'esperienza digitale dei figli. Se in molti casi, oggi, sono i figli ad avere maggiore dimestichezza con le tecnologie digitali, di fatto, i nuovi genitori sono già parte, e lo saranno sempre di più, della generazione digitale, ed hanno quindi le competenze “tecniche” sufficienti per guidare i figli all’utilizzo consapevole e corretto dei DDs (Guidolin, 2014).

Scopo di questo documento, nato da un progetto promosso dall’Ufficio garante dell’infanzia e dell’adolescenza della Regione FVG ed affidato al CSB, e successivamente ampliato con la collaborazione di un gruppo di esperti di varie discipline, è quello di fornire informazioni, spunti di riflessione ed indicazioni pratiche a tutti coloro che hanno responsabilità nella cura dei bambini, genitori in primo luogo, ma anche educatori e operatori sanitari.  Per consentire di formulare indicazioni specifiche, si è scelto di organizzare il documento per tipologia di media utilizzati, includendo tra questi non solo i nuovi media ma anche quelli tradizionali, come la tv, in quanto le modalità di utilizzo di quest’ultima possono in molti casi anticipare alcune tipologie di utilizzo dei DDs, fornendo quindi sia modelli positivi che introducendo abitudini scorrette.

OPPORTUNITÀ, RISCHI E RACCOMANDAZIONI

La televisione

È presente quasi in ogni casa, spesso in più stanze. Anche se sempre più soppiantata da Internet, costituisce ancora uno dei mezzi di informazione e di svago piùdiffusi e rappresenta una delle modalità che i genitori utilizzano per tenere tranquilli i bambini.

Se utilizzata in modo appropriato:
- può essere utile per l’informazione, lo studio e il divertimento. Alcuni programmi possono aiutare i bambini ad arricchire il loro linguaggio e le loro conoscenze.

Se utilizzata in modo inappropriato:
- favorisce l’immobilità e quindi aumenta il rischio di sovrappeso e obesità, con conseguenze sia a breve che a lungo termine sulla salute;
- diminuisce la capacitàdi concentrazione ed interferisce con la qualità delle relazioni familiari;
- può trasmettere disvalori, quali il consumismo, l’aggressività, l’oggettivazione del corpo femminilee indurre assuefazione alla violenza.

Gli effetti negativi della TV possono essere limitati se:
- non si supera un massimo di 2 ore di visione al giorno (più che sufficiente per un programma, un film, un evento sportivo ecc.), come raccomandato da pediatri e psicologi dell’età evolutiva;
- i genitori guidano alla scelta dei programmi e possibilmente accompagnano i figli, soprattutto se bambini, nella visione;
- si creano occasioni di dibattito riguardo a ciòche si è visto;
- viene evitato l’uso della TV nella camera dei bambini.

I videogiochi

Sono un piacevole mezzo di intrattenimento, che si sta diffondendo anche tra i più piccoli con prodotti ad hoc, a partire dai tre anni. I produttori li presentano come strumenti educativi e stimolanti per alcune funzioni quali la coordinazione visuo-motoria. Tuttavia, si tratta di mettere sulla bilancia questi possibili benefici con i contenuti dei giochi, che possono indurre ad ansia ed aggressività. Inoltre, il gioco, sia individuale che in compagnia, è una attività fondamentale per lo sviluppo del bambino e non può essere confinato all’uso di videogiochi.

Se utilizzati in modo appropriato:
- possono aiutare i bambini ad acquisire “destrezze digitali” che potranno risultare utili in futuro;
- possono stimolare le abilità sociali (es. uso di videogiochi progettati per essere usati da più giocatori contemporaneamente);
- possono rappresentare uno strumento per l'apprendimento (es. uso di videogiochi narrativi per insegnare la storia);
- possono accelerare l’apprendimento e lo sviluppo cognitivo (es. uso di giochi interattivi ed educativi);
- possono costituire una modalità, tra molte altre, per sensibilizzare i bambini a temi ambientali o sociali, o per condividere momenti di divertimento con altri bambini e con gli stessi genitori.

Se utilizzati in modo inappropriato:
- creano dipendenza: nei casi più gravi i giovani si trovano a preferire il mondo virtuale a quello reale;
- possono rendere i ragazzi irritabili, incoraggiare pensierie atteggiamenti negativi e violenti; e facilitare ansia e insonnia (soprattutto i videogiochi a contenuto aggressivo);
- possono portare a sviluppare o a consolidare difficoltà relazionali con i coetanei;
- incoraggiano la competizione continua e l’isolamento, diminuendo la capacitàdi lavorare in gruppo;
- possono far avvicinare al gioco d'azzardo online: nei casi più gravi i giovani rischiano di essere affetti da una patologia comunemente definita come ludopatia (www.ministerodellasalute.it);
- possono causare problemi muscolari, osteoarticolari e alle articolazioni, e concorrere al sovrappeso e all’obesità;
- possono rappresentare un ostacolo alla scoperta e alla ricerca di altre attività di gioco con maggiori potenzialità educative.

Gli effetti negativi dei videogiochi possono essere diminuiti se:
- si evitano i videogiochi a sfondo violento;
- se ne limita il tempo di utilizzo nell’arco della giornata;
- si evita di creare abitudine nei bambini rispetto a questa modalità di intrattenimento a scapito di altre, più socializzanti e più formative;
- si tiene in considerazione la classificazione in base all’età (PEGI http://www.pegi.info/it/), presente su tutti i videogames, che aiuta i genitori nella scelta consapevole dei giochi.


I dispositivi mobili e le app

Il cellulare e i dispositivi mobili oggi vengono molto usati anche dai più piccoli. I genitori lasciano spesso i propri dispositivi mobili ai figli sin dai primi anni di vita consentendo loro di utilizzare le app. E' importante che l’utilizzo di consolle, pc, tablet e smartphonessia (almeno nei primi tempi e fino a quando i genitori ritengano sensato farlo, in rapporto alla maturità del bambino) sia un’attività condivisa. Sarebbe quindi di fondamentale importanza privilegiare ad esempio l’uso di applicazioni di qualitàche consentano il gioco “dialogico” e collaborativo, quello cioèche spinge genitori e bambini a giocare insieme. La pratica della visione condivisa, stimola la discussione e il confronto.  Una delle modalità di utilizzo più comuni e delle ragioni per cui i genitori forniscono i bambini di un DD è la possibilità di controllarne i movimenti. Pur comprensibile, una tale motivazione e utilizzo non favorisce certo una sana e progressiva autonomia reciproca, e dovrebbe far riflettere i genitori sulla necessità di tenere a freno la propria ansia e desiderio di controllo.  

Se utilizzati in modo appropriato:
- facilitano il contatto con gli altri;
- offrono modalità di apprendimento collaborativo;
- permettono di far sapere dove ci si trova;
- possono aiutare in situazioni di emergenza;
- possono facilitarela scoperta del mondo naturale: biodiversità, botanica, geologia ecc. (esistono applicazioni specifiche);
- possono consentire l'esposizione alle lingue straniere attraverso app in lingua straniera o sviluppate per l’apprendimento;
- possono stimolare la creatività e lo spirito di osservazione;
- possono rappresentare nuove modalità di narrazione, che non si sostituiscono al libro di carta, ma lo affiancano con nuove dimensioni multimediali e interattive (book app e libri digitali);
- consentono di passare dal virtuale al reale, sensibilizzano il bambino rispetto alle due dimensioni (es. progetto in digitale, stampo e costruisco su carta, oppure uso il tablet per "misurare" un oggetto reale).


Se utilizzati in modo inappropriato:
- possono avere effetti negativi sulla salutein particolare per uso prolungato e se usate e mantenute in vicinanza di organi sensibili quali il cervello o gli organi riproduttivi;
- possono causare danni all’udito (modalità MP3 con gli auricolari o le cuffie, ad un volume alto);
- possono interferire con l’apprendimento, distraendo i ragazzi, sia a scuola che a casa;
- possono portare a forme di uso problematico e ossessivo, fino a forme di vera e propria dipendenza;
- possono dare la possibilitàai ragazzi di fare acquisti online senza il controllo dei genitori (nel caso in cui si usino i dispositivi dei genitori senza un’attenzione alla privacy e alle password);
- possono indurre comportamenti di isolamento e non facilitare l’acquisizione di competenze relazionali;
- possono mettere i ragazzi in condizione di rischio per la loro sicurezza, oltre a creare un’eccessiva preoccupazione legata alla paura di perderlo o romperlo (nel caso di dispositivi costosi esibiti a scuola e fuori casa);
- possono indurre ansia e irrequietezza.


Gli effetti negativi dei dispositivi mobili sulla salute possono essere diminuiti se:
- vengono mantenuti lontano dal corpo (soprattutto dal capo e dagli organi genitali). I dispositivi mobili vanno spenti durante la notte e tenuti lontano dal comodino!
- si evita di farne un uso eccessivo e ossessivo per cui se ne sente il bisogno, si giunge a sviluppare aggressività nei confronti di chi cerca di limitarne l’uso;
- quando i bambini utilizzano i dispositivi mobili dei genitori si controlla che la connessione a internet sia disattivata e che i dati personali siano protetti;
- si acquistano applicazioni di qualitàe pertinenti all'età del bambino facendone un uso condiviso;
- si guarda insieme lo schermo e si sta vicini, si indicano e descrivono le figure invitando il bambino all'interazione e a giocare anche al di fuori dell'ambito virtuale;
- vengono fatte rispettare delle regole di utilizzo (modulate in rapporto a età e maturità del bambino);
- si evita di fornire password personali al figlio e si controlla se ci sono state spese “sospette” fatte tramite carta di credito sul dispositivo mobile;
- si evita di  usare questi dispositivi come fossero “baby-sitter”.


Internet

Come si è visto, il 90% dei ragazzi italiani possiede un computer o un dispositivo mobile e quindi nella stragrande maggioranza dei casi accede alla rete (internet). Si tratta di una grande conquista, la più grande del secolo scorso, che mette tutti in grado di accedere praticamente senza limiti all’informazione e allacomunicazione. Tuttavia, sono parecchi gli interrogativi che ci si deve porre. Ad esempio: gli studenti delle nuove generazioni sono davvero piùinformati rispetto agli alunni di un tempo? Quanto è affidabile ciòche leggiamo online?
Inoltre, vi sono anche alcuni rischi connessi allo “stare in rete”, cosa che anche i più giovani fanno ormai per una media di 2-4 ore al giorno, con punte anche di 10 ore, quasi sempre da soli, e già in età molto precoci (scuola elementare). Nonostante la partecipazione ai social network sia in molti casilimitata (ad esempio l’iscrizione a Facebook è esplicitamente vietata ai minori di 14 anni) è molto diffusa la falsadichiarazione di età, e pure l’iscrizione da parte di alcuni genitori per i propri figli.

Se utilizzato in modo appropriato:
- aiuta i giovani a trovare le informazioni di cui hanno bisogno per lo studio;
- facilita la comunicazione con gli amici, e consente anche di stabilire, e mantenere, nuove conoscenze e amicizie;
- facilita l’esplorazione in generale, l’acquisto di materiali, la ricerca di opportunità di svago e ritrovo.


Se utilizzato in modo inappropriato:
- può portare agli stessi problemi già menzionati per la TV e dovuti all’immobilità prolungata, ed alle posizioni viziate; può inoltre provocare problemi alla vista;
- abitua ad accedere a moltissime informazioni, ma non fornisce gli strumenti per operare una selezione critica e a mettere ordine nelle informazioni, come gli insegnanti sanno bene;
- distrae dallo studio, soprattutto quando la connessione è sempre operante (gran parte dei ragazzi resta sempre connesso);
- può rendere i ragazzi preda di interessi commerciali, o metterli a rischio di scambi e incontri pericolosi;
- può favorire comportamenti violenti, quali bullismo, circolazione di immagini compromettenti, o false;
- può trasformare gli scambi a sfondo sessuale (se pur rientrano in una modalità tipica degli adolescenti e quindi da non demonizzare) in forme di dipendenza dal sesso virtuale;
- può causare danni irreversibili nel caso in cui le informazioni, e le immagini, che i ragazzi condividono via internet sui social network, siano diffusea loro insaputa;
- può isolare dal mondo reale, costruire mondi immaginari (in particolare nel caso d’uso prolungato e ossessivo) e favorire la produzione di notizia ed immagini di sé irreali o falsificate;
- può portare ad una vera e propria dipendenza (in casi estremi, e tuttavia sempre più frequenti )analoga a quella derivata dall’uso di sostanze psicoattive o dal gioco d’azzardo. Si ricorda che tutte le forme di dipendenzasono malattie complesse che necessitano di cure complesse e prolungate nel tempo.

I rischi e gli effetti negativi della rete possono essere limitati se:
- il tempo di utilizzo viene limitato, idealmente a non più di due ore, massimo 4 al di, intervallato in ogni caso da movimenti ogni 20-30 minuti;
- i genitori guidano almeno all’inizio i figli nell’utilizzo della rete;
- la partecipazione ai social network viene limitata, come dovrebbe essere, fino al superamento dei 14 anni;
- si evita di mantenere la connessione mentre si sta studiando;
- si mettono in guardia i ragazzi dai pericoli e ci si rende disponibili a consigli e condivisioni di problemi;
- si condivide quello che si fa su Internet, esattamente come si discute di ciò che è accaduto a scuola;
- si responsabilizzano i figli ad un uso consapevole di Internet, spiegando loro che ciò che si fa online ha delle ricadute nella vita “reale”.

Al di là di tutte le raccomandazioni che riguardano l’utilizzo di questa o quella tecnologia, vi è una indicazione di fondo che ci sentiamo di dare a tutti i genitori, e agli insegnanti: è importante ed è necessario suscitare l’interesse, l’entusiasmo e l’amore dei bambini per altre attività e dimensioni della vita e delle relazioni, quali la lettura, la musica, il gioco, la scoperta della natura e dell’arte, l’attività fisica e sportiva. Se al bambino sarà data l’opportunità, fin da piccolo, di conoscere ed apprezzare altre attività, saprà utilizzare le nuove tecnologie senza esserne sopraffatto.  È questa la strada maestra di ogni processo educativo e nello stesso tempo il contesto necessario a rendere attuabili le diverse raccomandazioni che ci siamo sentiti di dare.

Testo a cura di Giorgio Tamburlini e Valeria Balbinot (Centro per la Salute del Bambino - Onlus). Con la collaborazione di Roberta Franceschetti (esperta di comunicazione ed editoria multimediale, fondatrice del portale www.mamamò.it, dedicato ai contenuti multimediali e all'educazione digitale di bambini e ragazzi); Ugo Guidolin (Koo-koo Books, Head of Design e docente di "Antropologia culturale dei Media Digitali" presso IUSVE - Università Pontificia Salesiana di Venezia); Alberto Rossetti (Psicoterapeuta esperto in tematiche legate al web e all'educazione digitale, ha collaborato a "L'atlante delle dipendenze", è autore di "Educazione Digitale" e scrive sul suo blog www.albertorossetti.com.); Francesca Tamberlani (Giornalista, Sociologa, fondatrice del sito www.milkbook.it dedicato alla promozione della lettura ai bambini e alla recensione di libri per bambini e app di qualità);  Stefania Zoia (Psicologa-psicoterapeuta presso Struttura Semplice Tutela Salute bambini e Adolescenti, ASS1 Triestina).
La versione integrale dell’articolo è in corso di pubblicazione nel numero di gennaio 2015 della rivista Medico e Bambino.

BABY NEWSLETTER

A seguito della crisi economica che da alcuni anni preme sul territorio emiliano, l’Amministrazione Comunale di Sant’Ilario d’Enza (RE) ha messo in campo l’iniziativa “Energie Sociali Rinnovabili”, una serie di incontri dove cittadini si sono confrontati raccontando le proprie esperienze, attraverso le loro esperienze professionali o di partecipazione alla vita della comunità, riflettendo soprattutto sulle aree della popolazione che appaiono più in difficoltà e per riconoscere le nuove vulnerabilità [http://www.spaziocomune.eu/].  Da questi incontri sono nate una serie di azioni tra cui la Baby Newsletter realizzata dall’Amministrazione Comunale in collaborazione con i pediatri di famiglia, l’AUSL di Reggio Emilia, l’Associazione Culturale Pediatri e un gruppo di volontari santilariesi. Alle famiglie dei nuovi nati arriverà a casa a ogni tappa di crescita del bambino una lettera dove si spiegano le fasi di sviluppo del bambino, si suggeriscono le possibili attività di gioco e di attività da fare con i bambini, si offrono “consigli” sui migliori comportamenti da tenere come genitori. La pubblicazione contiene anche una pagina dedicata alla comunità dove vengono illustrati i servizi comunali, le opportunità per il tempo libero, informazioni sulle associazioni di volontariato. In un anno ogni bambino riceverà direttamente a casa e in forma gratuita 8 numeri della pubblicazione insieme a tre libri del progetto NpM e NpL da ritirare presso la Biblioteca Comunale.

Per il buon funzionamento di questa iniziativa si è costruita una rete che vede impegnati i pediatri di famiglia, i pediatri di comunità, il  Servizio Politiche Sociali e il Servizio Politiche Giovanili e cultura del Comune, la Biblioteca e un’associazione di volontariato “Al Filos” che cura la distribuzione dei fascicoli direttamente nelle case delle famiglie.

In collaborazione con il Servizio di Epidemiologia dell’AUSL è stato deciso di valutare l’impatto di questo intervento costruendo uno studio prospettico di osservazione con rilevazione alla nascita, cinque mesi e dodici mesi della funzionalità genitoriale paterna e materna. I dati saranno confrontati con un gruppo di controllo costituito da famiglie residenti in Comuni limitrofi.

Questo progetto si basa sull’assunto che le famiglie con meno risorse e con minor sostegno sociale, in questo momento di diffusa crisi economica, sono più vulnerabili nell’affrontare le difficoltà che si possono presentare nella conduzione della vita domestica. L’assenza di risorse economiche, la mancanza di un sostegno nella rete dei parenti, l’incapacità di utilizzare le risorse che la comunità può offrire possono creare le condizioni per ridurre le capacità dei genitori a sostenere positivamente e promuovere la crescita dei figli. Uno stress legato a fattori economici o da isolamento sociale può favorire nel genitore la comparsa di uno stile di educazione rigido o duro.

Una comunicazione dei genitori in toni non affettivi facilitata da un aumento dello stress, uno stile genitoriale distaccato, poco interessato, o con aspettative eccessive rispetto allo sviluppo del bambino può produrre nel bambino conseguenze critiche nella crescita [Luby JL et al. 2012]. In questo contesto si vuole proporre un intervento di sostegno a basso costo, utilizzando le risorse esistenti all’interno della comunità, ed universale per tutte le nuove famiglie.

L’universalità, in altre parole rivolgersi a tutte le famiglie dove nasce un nuovo bambino invece di rivolgersi alle famiglie a rischio (ad esempio in stato di povertà, isolamento sociale, disoccupazione, malattie croniche) riduce il rischio di una possibile stigmatizzazione con il conseguente rifiuto a lasciarsi coinvolgere. Il progetto si avvale dell’invio a casa alle nuove famiglie di una newsletter a cadenza mensile con contenuti specifici in riferimento all’età del bambino, fino al compimento del dodicesimo mese di vita. I contenuti hanno l’obiettivo di sostenere l’autoefficacia del genitore, ossia la consapevolezza del genitore di essere efficace nel poter contribuire alle esperienze educative del figlio, secondo la teoria della Self Efficacy di Robert Bandura [Bandura R. 1993] favorendo un approccio comportamentale anche attraverso una visione pediatrica proponendo contenuti sullo sviluppo neuromotorio del bambino; inoltre sono descritte proposte concrete di attività e giochi da fare senza l’ausilio di particolari attrezzature o dispositivi, oltre a indicare come privilegiati momenti di attività nell’ambito di Nati per Leggere e Nati per la Musica [Giallo R et al. 2013]. 

Progetti di questo tipo sono già stati avviati con successo nel mondo anglosassone come programmi di intervento universale di sostegno ai genitori [Waterston T et al. 2009].  Nel progetto santilariese, i contenuti della Baby Newsletter sono integrati in una rete  presente nella comunità che vede coinvolti i pediatri di famiglia, i pediatri di comunità, la biblioteca e i lettori volontari di NpL.

La misurazione della funzionalità genitoriale prevede la somministrazione del questionario TOPSE (http://www.topse.org.uk/) che valuta l’efficacia di programmi di parenting misurando l’autoefficacia del genitore; negli studi effettuati ha una buona corrispondenza con i test che valutano lo stress genitoriale e l’autoefficacia del genitore [Bloomfield et al 2012, Bloomfield et al 2007].

Bibliografia

  • Luby JL, Barch DM, Belden A, Gaffrey MS, Tillman R, Babb C, Nishino T, Suzuki H, Botteron KN. Maternal support in early childhood predicts larger hippocampal volumes at school age. Proc Natl Acad Sci U S A. 2012;109(8):2854-9.
  • Bandura A. Perceived self-efficacy in cognitive development and functioning.  Educational psychologist 1993;28(2): 117-148.
  • Giallo R, Treyvaud K, Cooklin A, Wade C. Mothers’ and fathers’ involvement in home activities with their children: psychosocial factors and the role of parental self-efficacy. Early Child Development and Care 2013; 183 (3-4): 343-359
  • Waterston T, Welsh B, Keane B, Cook M, Hammal D, Parker L, McConachie H. Improving early relationships: a randomized, controlled trial of an age-paced parenting newsletter. Pediatrics. 2009;123(1):241-247
  • Bloomfield L. Kendall S. Parenting self-efficacy, parenting stress and child behaviour before and after a parenting programme. Primary health care research & development 2012;13(04): 364-372.
  • Bloomfield L. Kendall S. Testing a parenting programme evaluation tool as a pre‐and post‐course measure of parenting self-efficacy. Journal of Advanced Nursing 2007: 60(5): 487-493.

5 per mille giorni

Il CSB fornisce la struttura operativa che regge i programmi Nati per Leggere e Nati per la Musica e l'iniziativa Fin da Piccoli. Pur in gran parte basata su lavoro volontario e su compensi molto ridotti ad un numero limitato (attualmente 7) di persone, il CSB ha bisogno di risorse economiche per mantenere la sua attività di informazione, formazione, valutazione e comunicazione. Tra l'altro, il CSB fornisce gratuitamente materiali e supporto a molte singole realtà locali che nono se lo possono permettere.

Dal 2014 non vi sono contributi pubblici a supporto di questa attività e tutto si regge su alcune (poche) donazioni e il 5 per mille.

Nell’effettuare la dichiarazione dei redditi (con UNICO, 730, CUD, ecc), indicate il numero di codice fiscale del Centro per la Salute del Bambino/onlus  00965900327 nell’apposita casella prevista per la destinazione del 5 per mille. Per chi non deve presentare la dichiarazione dei redditi basta che il contribuente sottoscriva la dichiarazione nella prima casella in alto a sinistra nel modello CUD.
 

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Segnalazioni e notizie

XXIV Congresso ACP Tabiano, 20-21 febbraio 2015 con il patrocinio del Centro per la Salute del Bambino

 

Roma, Auditorium Antonianum, 13 - 14 Marzo 2015
In occasione del X anniversario del Convegno "Neuropsichiatria Quotidiana per il Pediatra” ACP, Centro Brazelton di Firenze, ISIPSÉ e Associazione Natinsieme
organizzano il
CONVEGNO INTERNAZIONALE MULTIDISCIPLINARE - Brazelton
Mi fido di te! Valorizzare le competenze del bambino, dell’adolescente e della coppia genitoriale 
Un tributo a T. Berry Brazelton
con il patrocinio del Centro per la Salute del Bambino

 

9 maggio 2015 Congresso AIMI a Pordenone
L'edizione del 2015 avrà il pomeriggio dedicato ai temi del programma Nati per la Musica

 

Festival Fin da Piccoli: segnatevi la data! 4/6 settembre 2015
Il Centro per la Salute del Bambino in collaborazione con il Comune di Trieste (Area Educativa), l’Università di Trieste e il Gruppo Nidi Infanzia organizza per il 4-5-6 settembre 2015 una festa – incontro sul tema “nutrire la mente fin da piccoli: incontri e dialoghi sui primi anni di vita”. Si tratterà di una occasione per mettere a confronto concetti programmi e soprattutto buone pratiche effettuate in tutta Italia. Un programma dettagliato verrà diffuso prossimamente attraverso tutti i canali istituzionali e delle associazioni coinvolte.

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Il progetto nazionale di promozione della lettura a alta voce ai bambini promosso dall'alleanza tra i bibliotecari ed i pediatri
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